ECB trade: i bonds e il cambio

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Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners SGR

Nuova giornata di passione per almeno 2 “gambe” dell’ormai preclaro ECB trade: i bonds e il cambio.

Wall Street ieri sera ha proseguito sulla strada indicata dall’Equity europeo, sebbene con minor impeto, andando a chiudere sui minimi di seduta (S&P 500 -1.18%). Vari catalyst indicati dagli operatori (Tassi, Earning, Impatto trade su GDP) ma personalmente tra i principali fasttori indicherei un effetto simpatia con gli asset europei.

Stesso discorso per l’ Asia, dove il rimbalzo degli indici cinesi si è rapidamente volatilizzato (Shanghai -1.6%), e India e Australia hanno messo giù perdite rilevanti (rispettivamente – 2.7% e -2.3%). Poco meglio Seul (-1.3%). Tokyo era ancora chiusa oggi, ma vista l’aria degli ultimi giorni, sarebbe sorprendente non vederla, domani, effettuare un catch up almeno parziale con la performance degli altri indici dell’area.

Da brivido l’apertura europea sui tassi, con Bund e periferici immediatamente oggetto di pesanti vendite. L’equity europeo ha visto rapidamente il suo rimbalzo evaporare sotto i colpi dei rendimenti in rialzo.

Peraltro, questa ulteriore fiamata ha prodotto la comparsa di compratori domestici di varia natura che hanno imposto una brusca inversione di tendenza. A metà mattinata Bund e Btp avevano recuperatro le perdite e mettevano su un discreto margine, mentre gli operatori registravano una brusca impennata dell’attività sul cash (mentre la discesa era avvenuta con flussi preponderanti sui futures).

Sul fronte macro, oggi era la giornata della revisione dei PMI europei servizi di aprile. Per quanto riguarda i dati di cui disponevamo già l’anticipazione flash, la Germania ha visto il proprio PMI rivisto marginalmente al ribasso (54.0 da 54.1) mentre la Francia è migliorata sensibilmente 51.4 da prec 50.8), pur rimanendo solo poco sopra la soglia di contrazione.
Circa i dati disponibili solo da oggi, roboante la performance spagnola (60.3 da 57.3 vs attese per 57.4). Spettacolari i new orders, ai massimi dal 2000 e consistenti guadagni da business activity ed employment.

Buono anche il dato italiano (53.1 da prec 51.6 e vs attese per 52). Robusti i sottoindici di new business ed activity, ma la sorpresa è quello occupazionale, salito per il terzo mese a fila, ai massimi da 7 anni e mezzo.

Grazie soprattutto alla forza della periferia, la revisione del PMI composite di aprile (+0.4 a 53.9) lo riporta praticamente in linea con il dato di marzo (54), cancellando quasi l’assestamento mostrato dal dato flash di 2 settimane fa.

Sospinti dalla forza del macro, e dal rimbalzo dei bonds, gli indici europei si sono riportati in positivo, per chiudere la mattinata con guadagni discreti. La musica è però cambiata con l’arrivo degli USA.

Intanto, la survey ADP di aprile, antipasto del labour market report in uscita venerdi, ha deluso le attese (169.000 nuovi occupati vs consenso di 200.000). Ciò ha tolto supporto al $ e rimesso di cattivo umore l’Equity.

E poi, è progressivamente ritornata la pressione sui bonds europei. La collocazione temporale delle vendite costituisce un indizio dell’appartenenza geografica dei venditori. Molti operatori denunciano la matrice internazionale (per lo più US) dei venditori, contrapposta agli acquisti domestici osservati stamattina.

Cosi la chiusura sui tassi vede i rendimenti in nuovo, generalizzato, rialzo, con tendenza delle parti lunghe (in particolare sul bund) a sottoperformare. Il bund chiude la quinta seduta a fila di storno pesante allo 0.6% di rendimento, mentre il BTP chiude a 1.91% per uno spread a 132 bps.

Livelli che dovrebbero ben attrarre compratori (magari tra i Giapponesi, che sono stati a casa per 3 giorni, quelli giusti, e si ritrovano i livelli cresciuti di almeno 30/40 bps). Ma certo, la volatilità degli ultimi giorni tenderà a ridurre il budget di rischio in mano a varie categorie di investitori.

Sul bund, un problema di fondo è che lo 0.6% di rendimento può difficilmente essere definito un affare. Improvvisamente la domanda ECB non fa più cosi paura, e ci si ricorda che durante le varie esperienze di Quantitative Easing, i tassi dopo un iniziale calo per effetto scarsità , sono saliti (vedi Grafico courtesy of JPM)

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