Elezioni italiane – l’impatto sull’azionario italiano

Nonostante l’incertezza politica, il mercato azionario italiano si era recentemente ben comportato, risultando il migliore tra i principali mercati europei sia nel 2017 che da inizio anno. L’esito elettorale sembra aprire un nuovo scenario, molto più incerto e complesso, nel quale nessuna maggioranza certa ha i numeri per governare. Inoltre, avanzano chiaramente i due partiti meno europeisti, con i programmi elettorali, dal punto di vista puramente finanziario, oggettivamente più difficili da realizzare.

È assai probabile attendersi un periodo di maggiore volatilità, che tuttavia aprirà lo spazio a interessanti opportunità d’acquisto, essendoci, a nostro avviso, ancora molto valore nei titoli italiani. Inoltre, politiche fiscali più aggressive, sia d’investimenti sia di taglio alle tasse, potrebbero fornire una notevole spinta, soprattutto al settore privato.

I PIR, che hanno raccolto in totale quasi 11miliardi di Euro nel corso del 2017, sono attesi a riconfermare questi dati positivi, rimanendo un elemento stabilizzante per la borsa italiana. Le PMI (Piccole e Medie Imprese) rimarranno senz’altro la componente più dinamica e un fattore trainante dell’economia italiana nel lungo periodo; ma anche le aziende a più larga capitalizzazione, che presentano ancora sconti significativi di valutazione rispetto ai concorrenti europei, dovrebbero vedere un’accelerazione degli utili nel 2018.

Nel corso dei prossimi trimestri, lo scenario politico europeo potrebbe risultare più favorevole per l’Italia, il cui peso, dopo la Brexit, dovrebbe aumentare, soprattutto in tema di finanziamento, difesa e immigrazione. Se vuole sopravvivere, l’Europa sarà chiamata a portare avanti una maggiore integrazione e quelle riforme lasciate incompiute dopo la recente crisi finanziaria. La stessa Germania, anche dopo l’uscita dal suo governo degli elementi più intransigenti, potrebbe avere un atteggiamento meno rigido e più propenso ad accettare caute aperture verso una maggiore mutualizzazione dei rischi. Riteniamo quindi prioritario, qualunque maggioranza si formi, che il prossimo governo sia in grado di cogliere queste opportunità, nel momento in cui ripartiranno tutti i negoziati europei, partendo per esempio dalle nuove regole sulla qualità degli attivi bancari.

È difficile ipotizzare un cambiamento nel processo di ristrutturazione del sistema bancario italiano, che appare oramai consolidato e avviato nella giusta direzione. Le banche hanno raccolto oltre 30 miliardi di capitale dal 2016 e il mercato delle sofferenze bancarie, di cui l’Italia ne detiene circa 1/3 del totale europeo, inizia finalmente a decollare, fornendo una maggiore liquidità e trasparenza sui prezzi.

Nel complesso, vi è un consensus per un’accelerazione degli investimenti pubblici, che potrebbe favorire i settori delle costruzioni e delle infrastrutture. Un governo 5 Stelle potrebbe comportare un atteggiamento più aggressivo per quanto riguarda la politica energetica nazionale, con un’uscita dal carbone e dai combustibili fossili in tempi più rapidi. Meno chiaro risulta invece il loro approccio per quanto riguarda i settori regolamentati, per esempio hanno ipotizzato in passato una nazionalizzazione della Borsa italiana.

Infine, la potenzialità di crescita degli utili italiani rimane comunque assai attraente, considerando che questi ultimi rimangono ancora la metà dei livelli pre-crisi. Le aziende continueranno a beneficiare di una congiuntura economica più favorevole e di un ciclo degli investimenti positivo, grazie anche ai numerosi incentivi fiscali introdotti negli ultimi anni.

Il commento circa l’impatto sull’azionario italiano di Stefano Ghiro, Senior Portfolio Manager Azioni Europee di AllianzGI

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