Emergenti, opportunità in aumento ma occhio alla Cina

Per anni i mercati emergenti sono stati caratterizzati dalla combinazione tra ritorni negativi e volatilità. Ora, però, stanno avvenendo dei miglioramenti e molti di questi mercati finora nel 2016 hanno performato meglio di quelli sviluppati.

L’interrogativo è capire se il recente rialzo dell’azionario emergente segni l’inizio di un periodo prolungato di buone performance o se si tratti di un rimbalzo di breve termine.

I fattori che giustificano le mosse recenti sono diversi. Le valutazioni aggregate hanno raggiunto livelli molto convenienti a gennaio, dato che i timori per il rallentamento della Cina, il ritmo dei rialzi dei tassi USA, i bassi prezzi del petrolio e delle materie prime hanno spinto al ribasso i listini.

Tuttavia, l’annuncio di nuovi stimoli da parte delle autorità cinesi, il rimbalzo del greggio e una Fed più accomodante hanno in seguito innescato il rimbalzo delle valute e dei listini azionari emergenti.

I movimenti maggiori sono avvenuti nei Paesi che l’anno scorso hanno registrato le perdite più significative, come Brasile, Russia, Sudafrica e Turchia.

I timori legati all’impatto del rialzo dei tassi USA sugli Emergenti sono diminuiti dopo il primo aumento e l’atteggiamento di cautela della Fed nei confronti delle prossime mosse ha contribuito a ridurre l’incertezza.

Inoltre, molte economie emergenti hanno continuato a migliorare sul fronte dei deficit fiscali e delle partite correnti, del debito e dei livelli di inflazione, mettendosi in una posizione migliore per assorbire eventuali shock.

La crescita economica degli Emergenti sta mostrando segnali di stabilizzazione rispetto ai mercati sviluppati. Le economie di Brasile e Russia sono ancora deboli, ma dovrebbero svoltare verso la fine dell’anno.

L’outlook economico dell’India è solido, soprattutto per la seconda metà del 2016. Le Filippine stanno crescendo in maniera salutare e Indonesia e Tailandia stanno mostrando segnali di rafforzamento.

I progressi sul fronte della crescita dovrebbero creare un contesto migliore per gli utili societari dei mercati emergenti, soprattutto se i margini cominceranno a salire, come da nostre previsioni.

Le imprese sono focalizzate più che mai sulla riduzione dei costi e sull’incremento degli utili. Inoltre, le valutazioni sono ancora attraenti rispetto a quelle dei mercati sviluppati.

La Cina invece continua ad essere l’elefante nella stanza. È ancora fonte di preoccupazione per gli investitori. I due timori chiave sono la valuta e l’ammontare del debito nel sistema finanziario.

La possibilità di un ulteriore e inatteso brusco calo del renmimbi rappresenta un rischio in quanto potrebbe accelerare la fuga di capitali e mettere maggiore pressione sull’economia. A nostro avviso il renmimbi può deprezzarsi, ma solo moderatamente da qui a fine anno.

Tuttavia, gestire il processo di svalutazione può risultare difficile. Il Governo potrebbe aver bisogno di continuare ad attingere alle riserve in valuta estera per difendere la divisa.

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