Kairos su materie prime, Cina e Europa

Di Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos Partners

Materie prime, Cina, tassi, Europa, le paure e la realtà Il petrolio crollò a 9 dollari nell’estate del 1986.

Ne soffrirono ovviamente i paesi produttori, il cui debito dovette essere in molti casi ristrutturato, ma le borse occidentali festeggiarono (con la parentesi del crash dell’ottobre 1987) fino al momento in cui il greggio risalì fino a 41 dollari del settembre 1990. Saddam Hussein aveva appena invaso il Kuwait e si profilava all’orizzonte la prima guerra del Golfo.

Si ridiscese di nuovo a 11 dollari tra la fine del 1998 e i primi mesi del 1999, quando l’Economist pubblicò la famosa copertina “Annegando nel Petrolio” e azzardò la previsione di una discesa ulteriore a 5 dollari. In borsa portarono il lutto solo i titoli delle materie prime.

Tutto il resto salì spensieratamente, tanto da formare la più grande bolla azionaria fino ad allora conosciuta. Il petrolio, negli anni successivi, non andò a 5 dollari, ma si inerpicò con slancio crescente fino ai 146 dollari del luglio 2008. Si pensava che i Energia abbondante.

L’impianto Gemasolar, vicino a Siviglia, produce giorno e notte. Il Rosso e il Nero Settimanale di strategia 2 combustibili fossili stessero per esaurirsi e alcuni analisti si spinsero a prevedere come imminente il livello di 250 dollari. Si scese invece a 34 cinque mesi dopo, nel punto più buio della Grande Recessione.

Il crollo del greggio dette un importante contributo alla ripresa globale dell’economia e delle borse. Come si vede da questi esempi, le brusche e pesanti cadute del petrolio non hanno mai preceduto lunghe e terribili recessioni o rovinosi bear market azionari, bensì il loro contrario. A partire dal 1973, del resto, crisi petrolifera ha sempre designato uno scenario di energia improvvisamente scarsa e costosa.

Solo nel mondo rovesciato di oggi, quello che si augura più inflazione e si accontenta di tassi d’interesse negativi, si vive con ansia e preoccupazione, quasi fosse una nuova crisi petrolifera, la straordinaria abbondanza di energia a buon mercato, fossile e non.

È bene ricordare, nella confusione delle idee che sembra prevalere, che la caduta del greggio è effetto di un eccesso di offerta e non di una scarsità di domanda. La domanda, è vero, non cresce molto, ma questo è l’effetto della maggiore efficienza con cui consumiamo energia e del crescente uso delle rinnovabili, due fattori da considerare positivi. I paesi produttori, duramente colpiti, fanno la cosa giusta e svalutano la loro moneta.

Si fermerà l’eccesso di offerta di petrolio? Certo, ma non subito. I progetti avviati negli anni scorsi e già in larga misura spesati vengono mantenuti e portati a termine, immettendo così altro greggio sul mercato. Gli investimenti ancora sulla carta vengono invece cancellati uno dopo l’altro.

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