Soilless farming: il futuro è fuori suolo

The management team of the fund Pictet Agriculture, belonging to Pictet Asset Management, comments on soiless farming and its prospects for investment.

Il terreno fertile sta scomparendo velocemente a causa del cambiamento climatico, dell’agricoltura intensiva e del crescente fabbisogno alimentare mondiale. L’agricoltura fuori suolo può rappresentare un’alternativa sostenibile e produttiva alle coltivazioni tradizionali.

Lim Chu Kang, a nord-ovest di Singapore, sembra non avere alcuna caratteristica tipica delle città-stato dinamiche. Non ha splendidi parchi tecnologici o enormi grattacieli ad alta efficienza energetica. Non è nemmeno collegata dalla rete metropolitana del Paese.

Le apparenze però ingannano. L’avamposto rurale rientra nella rivoluzione tecnologica di Singapore; solo in quest’area ci si concentra sullo sviluppo delle fattorie del futuro (e non sulle città).

Lim Chu Kang è di fatto diventata leader mondiale nel settore dell’idroponica, una tecnica di coltivazione fuori suolo.

In una delle fattorie si trova una serra contenente centinaia di torri di alluminio, di circa 9 metri di altezza. All’interno di queste strutture di metallo a forma di A ci sono decine di scaffali con vasche piene di lattuga, spinaci e altri vegetali a foglia verde alimentati esclusivamente da liquidi ricchi di sostanze nutritive.

Sky Greens, la società che gestisce le fattorie, sostiene che in tal modo le verdure crescono fino a 10 volte tanto che con i metodi tradizionali, offrendo una fonte di approvvigionamento alimentare sostenibile. La struttura verticale produce una tonnellata di verdure ogni due giorni!

Non sorprende che una tecnologia simile abbia preso piede a Singapore, un Paese densamente popolato che produce localmente solo il 7% delle verdure. Ma l’idroponica ha un’attrattiva più ampia in quanto alternativa sostenibile ed efficiente alle coltivazioni tradizionali che sfruttano il terreno.

Niente suolo, niente terra? Nessun problema

Il suolo ricco di elementi nutritivi è la risorsa più sfruttata in campo agricolo e produce circa il 95% degli alimenti che consumiamo. Tuttavia, il suolo agrario, lo strato superficiale che consente alle piante di crescere, sta scomparendo rapidamente (tema di cui hanno discusso i membri del Comitato di Consulenza di Pictet Agriculture).

Un terzo dei terreni mondiali viene già impiegato per la produzione alimentare e un maggiore sfruttamento potrebbe danneggiare biodiversità ed ecosistemi. Ogni minuto che passa il pianeta perde l’equivalente di 30 campi da calcio2 a causa del cambiamento climatico e dell’agricoltura intensiva.

Secondo la FAO quindi, se non adotteremo nuovi approcci, nel 2050 la quantità di terra arabile e produttiva disponibile per persona si ridurrà a un quarto dei livelli registrati nel 1960. Aumentare lo strato superficiale, però, non è semplice: secondo la FAO ci vogliono 1.000 anni solo per ottenere tre centimetri.

Sono tante le ragioni per cui passare alle coltivazioni fuori suolo: hanno una resa maggiore, riducono il consumo di acqua e consentono un controllo migliore delle potenziali malattie del suolo rispetto alle colture tradizionali, in cui i batteri si moltiplicano facilmente.

Come dimostrato dalla fattoria di Sky Greens, l’agricoltura fuori suolo sfrutta gli spazi in modo efficiente, consentendo ai produttori di costruire su più piani piuttosto che in orizzontale.
L’agricoltura verticale, come viene definita, si adatta in particolare alle aree urbane, dove si prevede che si concentrerà il 90% della popolazione mondiale nei prossimi decenni.

La coltivazione idroponica è sostenibile anche per altri motivi: diminuisce il consumo idrico di circa 10 volte rispetto alle tecniche tradizionali, poiché le colture non devono contendersi le risorse di acqua con erba e terreno. Inoltre, riduce ulteriormente il consumo utilizzando acqua riciclata.

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