Festa a oltranza – Moneyfarm’s commment on stock markets behaviour

Claudio Barberis, asset allocator at advisory platform Moneyfarm SIM, shares his views on the positive trend of global stock markets.

La festa autunnale sui mercati azionari globali continua: ottobre è stato un mese buono per tutti gli indici globali e il clima è quello di una festa ininterrotta anche in novembre. Anche le statistiche dicono che novembre è un mese “buono” per l’azionario. Quindi perchè non festeggiare ?

Eppure tra gli operatori si respira di nuovo quella strana sensazione che altre volte si è avuta negli ultimi vent’anni: mercati azionari sui massimi, banche centrali compiacenti e mercati del credito forti, mentre i dati macroeconomici e la sensazione che si ha passeggiando per strada non è di
particolare euforia. Vediamo un po’ di indicatori economici, sempre dal 2009.
L’inflazione dei prezzi alla produzione e al consumo è sui minimi storici in tutto il mondo sviluppato, situazione strana in epoca di espansione monetaria e ripresa. I debiti pubblici e privati sono ancora sui massimi in tutto il mondo sviluppato, dopo almeno 2 anni di austerity. La disoccupazione in Europa e US è ancora lontana dai minimi (gli esperti però dicono che il mercato del lavoro è un indicatore ritardatario della ripresa). Il mercato immobiliare segna prezzi in ripresa in USA, UK, Germania,
ma volumi di case vendute e nuove costruzioni ancora più
bassi del 2008 in gran parte di queste aree.

Il bilancio delle banche centrali globali è sui massimi storici in percentuale
del PIL, per via di numerose e sperimentali misure di supporto monetario.
L’interpretazione più immediata di questa situazione è a nostro avviso che l’enorme ammontare di liquidità immessa dalle Banche Centrali post 2008 ha creato inflazione degli asset finanziari ed è rimasta un fattore
importante in quel contesto. In modi diversi, Ecb, Fed, Bank of England e Bank of Japan hanno fatto arrivare fondi utili a evitare per banche e governi e monete un collasso imminente e hanno garantito ai sistemi bancari
un biennio di profitti “facili” permettendo ai mercati finanziari di evitare il disastro. Parte di questa liquidità è poi anche tornata sul bilancio delle banche centrali, poichè le banche private hanno in alcuni casi preferito
riporre il denaro in eccesso presso la Bce/Fed e non presso il pubblico attraverso crediti. Non si è vista inflazione dei prezzi alla produzione e al consumo poichè nulla di tutta l’espansione monetaria è arrivata sui mercati al dettaglio.

Questo non significa che sia stato tutto inutile: la salita dei mercati ha stabilizzato la fiducia dei consumatori e delle imprese, ha forse evitato una crisi peggiore. Ma il tanto atteso “effetto ricchezza”, l’idea che mercati
in salita avrebbero fatto da volano alla ripresa, per ora non si è visto, forse perchè la concentrazione della ricchezza a livello sociale è tale che l’effetto ricchezza non è democratico come sembra, neppure negli Stati Uniti. E
se la moneta immessa non arriva in modo generalizzato a famiglie e imprese nè attraverso il canale bancario, nè attraverso l’effetto ricchezza, si capisce perchè i consumi stentino ancora in tutto il mondo sviluppato e nessuno abbia la sensazione di un boom in arrivo.

Gli ottimisti sostengono che è questione di tempo, che i mercati stanno prezzando una ripresa che verrà e che quindi tutto va secondo i piani.
I critici sostengono che la gestione della crisi ha avuto un approccio troppo legato ai mercati finanziari e che di “strutturale”, a livello di riforme o innovazioni, ci sia poco.
Pertanto la politica monetaria avrebbe avuto l’effetto di un sollievo nell’immediato, un palliativo di breve periodo senza seguito.
E, in una versione nuova di un vecchio concetto monetarista, si potrebbe dire che QE ha avuto solo un effetto di reflazione degli asset finanziari e nulla di più.

Difficile trovare in passato esempi di inflazione degli asset finanziari generata da espansione monetaria simile a quella vista recentemente, ma si hanno invece molti casi di inflazione dei prezzi al consumo/alla produzione legata a politiche monetarie o fiscali lasche (dalla Germania degli anni ’20, all’Italia degli anni ’80). La cosa interessante è che raramente un episodio di alta inflazione viene combattuto con politiche che creino deflazione, per tornare ai livelli di prezzi precedenti all’episodio
inflazionistico. Ad un certo punto nuove politiche più restrittive stabilizzano i prezzi e da quel punto in avanti la crescita dei prezzi si “normalizza”. Per cui, con questa interpretazione, i prezzi alti dei mercati azionari non necessariamente causeranno nuove crisi o forti correzioni dei prezzi, a meno di eccessi o problemi su altri fronti (ad esempio eccessi di leva finanziaria o nuove fasi recessive).

La normalizzazione avverrà, a breve o a lungo termine, con una salita degli altri prezzi relativi (prezzi al consumo,salari…). Questa versione benevola però lascia aperte molte questioni. Gli utili dello Standard and Poors sono sui massimi di sempre (grafico), gli utili in percentuale della ricchezza creata pure. Ma a chi vendono i loro prodotti le aziende americane ? I ricavi dichiarati dalle imprese americane nelle ultime settimane non stanno salendo più di tanto (+2.5% ad oggi l’andamento delle vendite delle aziende americane nel terzo trimestre), per cui anche l’effetto di vendite
all’estero verso paesi emergenti non è così significativo. Stiamo osservando semplicemente da anni un efficientamento nella gestione delle aziende e nel caso di aziende finanziarie una stagione di profitti “incentivati”.

Per chiudere, riteniamo che siano molti i segnali d’attenzione per un investitore in questa fase e che il prossimo anno potrebbe tornare ad essere volatile e nervoso sui mercati. Ma dal punto di vista dei policy makers, è chiaro che la scelta è stata di tener su i mercati in attesa che l’economia riprenda, “whatever it takes”.
Per cui vendere azioni in questa fase sarebbe prematuro, anche se i mercati non sono piu’ a prezzi particolarmente convenienti.

preloader
Close Window
View the Magazine





You need to fill all required fields!